Una storia mediterranea tra gusto, memoria e resilienza
| Nome comune | Arancia Staccia |
| Nome dialettale | Portaiall |
| Area di produzione | Tursi, Montalbano Jonico, Colobraro, Valsinni, San Giorgio Lucano |
| Raccolta | Da marzo ad agosto (persistente sulla pianta) |
| Caratteristiche | Forma schiacciata, buccia spessa, polpa giallo-arancio, senza semi, sapore amarognolo |
| Usi tradizionali | Fresca, canditi, arance con cannella, carne di maiale con arancia |
| Stato | A rischio – tutelata dal Consorzio di tutela e valorizzazione dal 2007 |
Citrus sinensis è il nome scientifico dell’albero dell’arancio, ma nel sud Italia è conosciuto anche come portual, un termine che ci ricorda i portoghesi, grandi navigatori che introdussero l’arancio dalla Cina al Mediterraneo.
L’Arancia Staccia cresce nel cuore della Basilicata, nei fondovalle dei fiumi Agri e Sinni: Tursi, Montalbano Jonico, Colobraro, Valsinni e San Giorgio Lucano.
Ha forma schiacciata, buccia spessa e soffice, e un solo frutto può arrivare a pesare fino a 900 grammi! La polpa è giallo-arancione, tenera, senza semi e dal sapore amarognolo. Matura a marzo ma resta sull’albero fino ad agosto, rendendo la conservazione naturale e sostenibile.
Fino agli anni ’50 era largamente coltivata e rappresentava un importante valore economico. Tuttavia, la sua grande pezzatura non incontrava le esigenze del mercato moderno, che ha preferito varietà più piccole e uniformi. L’introduzione di nuove cultivar e l’abbandono colturale ne hanno messo a rischio la sopravvivenza. Oggi, piccoli produttori resistono in aree marginali e nel 2007 è nato un Consorzio per la sua tutela e la richiesta del marchio D.O.P. Il nome “staccia” deriverebbe dalle “stracce”, pietre schiacciate usate in antichi giochi. Secondo la leggenda, furono i Saraceni a portare le arance a Tursi nel Medioevo, quando fondarono la Rabatana.
Si narra che i Saraceni usavano le arance fresche condite con cipolla, cannella e olio e che le bucce, invece, venissero recuperate dai locali per preparare il 'giuleppo', uno sciroppo utilizzato per condire la carne di maiale. Durante le Crociate, le arance decoravano la testa del maiale appesa alla finestra per segnalare l’assenza di musulmani in casa. Erano usate anche per disinfettare le budella durante la preparazione delle salsicce.
L a cultivar fu scoperta casualmente a fine '700 dalla famiglia Lapolla di Tursi. Il primo riferimento scritto risale solo al 1962.



