La regina delle mele del Sud
| Nome comune | Melannurca |
| Nome dialettale
Nome antico |
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Mala Orcula (Plinio il Vecchio) |
| Area di produzione | Campania: area flegrea, vesuviana, casertano, beneventano; Basilicata: aree interne. Oliveto Lucano (MAL) |
| Raccolta | Viene raccolta ancora acerba, in autunno. La maturazione avviene su letti di paglia |
| Caratteristiche | Mela piccola, polpa croccante, acidulo-dolce, profumata |
| Usi tradizionali | Cruda, sia intera che affettata in insalate; cotta al forno o utilizzata per la preparazione di dolci |
| Stato | A rischio - IGP Campania |
C’era una volta, nei pressi del lago d’Averno — che i Romani consideravano la porta degli Inferi — una mela speciale cresceva sugli alberi.
Per questo Plinio il Vecchio la chiamò Mala Orcula, il frutto dell’Orco. Nei dipinti di Ercolano e Pompei appare già con la sua tipica buccia rossa, come un piccolo astro che racchiudeva fertilità e abbondanza.
Nel Rinascimento, Giovan Battista della Porta la descrisse come “macchiata di sangue e dolce di sapore”.
Da sempre i contadini la lasciano arrossire a terra su letti di paglia, affinché il sole completi la sua opera e doni al frutto il colore vivo che ancora oggi la contraddistingue.
Piccola, profumata, acidula e croccante, la Melannurca è la regina delle mele del Sud: non solo nutrimento, ma racconto. Della Campania, certo, ma anche della Basilicata e delle sue terre di confine, dove ha trovato casa grazie agli scambi agricoli e a un clima complice.
E ancora oggi, quando la si morde, sembra di assaporare un pezzo di mito: un dono che attraversa i secoli, capace di trasformare la pazienza contadina in dolcezza eterna.



