La piccola pera che profuma di sole e memoria
| Nome comune | Muscaridd |
| Nome dialettale | Muscaridd, Moscaredd, Muscaredd, Muscaredda |
| Area di produzione | Basilicata: Vulture e Melfese; Montagna Potentina; Alta Val d’Agri; Lagonegrese; Collina Materana |
| Raccolta | Settembre-ottobre |
| Caratteristiche | Frutto piccolo o medio-piccolo, generalmente allungato. Buccia sottile, di colore giallo-dorato a maturazione, con macchioline o rugginosità. Polpa granulosa, bianco-giallastra, molto dolce, profumata. Aroma intenso, quasi vinoso o speziato |
| Usi tradizionali | Fresco, essiccato, nella preparazione di dolci |
| Stato | Rischio |
C’era una volta, tra le colline e i monti dell’entroterra lucano, un albero umile ma tenace, che non cercava gloria né riconoscimento. Lo chiamavano Muscaridd — o Moscaredd, Muscaredda, a seconda dei paesi — e cresceva ai margini dei terrazzamenti, tra viti, ulivi, noci e campi coltivati. Non era mai solo: viveva insieme alle altre piante del paesaggio contadino, parte di una comunità vegetale che parlava lo stesso linguaggio della terra.
Era un albero rustico e resistente, spesso innestato sul franco, direttamente sul selvatico, che gli donava forza e longevità. Per questo i contadini lo amavano: non chiedeva cure eccessive, eppure restituiva con generosità piccoli frutti dorati, di sapore intenso e profumo vinoso. Si dice che il suo nome derivasse dall’odore zuccherino che attirava le mosche al culmine della maturazione, o forse dall’aroma muscato, speziato, che lo distingueva da tutte le altre pere rustiche.
Le sue pere maturavano tra settembre e ottobre, quando i campi si preparavano al riposo e le famiglie raccoglievano l’uva. Era la stagione delle vendemmie e dei riti d’autunno, e il Muscaridd entrava nei proverbi, nei racconti orali, nelle parole di chi vedeva in quella pera semplice un compagno fedele del ciclo agricolo.
Per lungo tempo fu chiamato la “pera dei poveri”: non grande né appariscente, ma preziosa, perché sapeva conservarsi per mesi interi senza bisogno di ghiaccio o di celle frigorifere. Le famiglie la disponevano su graticci o cassette, in cantine fresche, in sottotetti ventilati, persino in grotte di tufo. Così il Muscaridd arrivava a Natale e a Carnevale, portando il sapore dell’autunno dentro le feste d’inverno.
Era una pera granulosa, dolce e profumata, che riempiva le case di odore di miele e di sole. I bambini la rubavano dai rami, gli anziani la assaporavano lentamente, le donne la custodivano come una scorta per i mesi freddi. Era parte del lessico quotidiano, un frutto che non apparteneva solo alla tavola ma anche alla memoria, legato al paesaggio e al tempo che scorreva.
Oggi il pero Muscaridd resiste in pochi luoghi, ma rimane una delle testimonianze più autentiche della frutticoltura tradizionale lucana: un albero che racconta con discrezione la storia di una terra e delle sue genti, capace ancora di offrire, a chi lo incontra, il dono intatto della sua dolcezza.



